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Noto, città di ricordi,
sei un pomeriggio dorato che non finisce mai,
una luce che si posa lenta sui balconi,
come la mano di mia madre sui miei capelli.
Tra le tue pietre calde
ho lasciato impronte piccole e leggere,
corse senza meta,
risate che rimbalzavano contro i muri antichi
e tornavano indietro più forti.
Il vento sapeva di pane appena sfornato,
di domeniche lente,
di voci chiamate dalla finestra
quando il cielo si faceva rosa
e io non volevo ancora tornare.
Le tue strade erano il mio mondo intero,
un pallone che rotolava lontano,
ginocchia sbucciate come medaglie di coraggio,
segreti sussurrati sotto un lampione
che sembrava una stella scesa per ascoltarci.
Ora ti porto dentro
come si porta una conchiglia all’orecchio,
se ascolto bene,
sento ancora le nostre voci bambine,
il battito leggero di giorni senza peso,
la promessa silenziosa
che l’infanzia non ci lascia mai davvero.
Noto, città di ricordi,
sei la mia radice e il mio cielo,
il luogo dove il cuore
ha imparato per la prima volta
a chiamare casa.